Manipolazione psichica e impulso criminale
Una coppia “bene assortita”
Per spiegarvi in che modo e fino a che punto una personalità possa essere disturbata e alterata dall’influenza nefasta che un’altra personalità ha su di lei, vi racconto una storia di grande interesse, ricavata dalla mia attività clinica.
Un uomo è considerato da tutti un santo, dedito alla vita familiare e alla pratica religiosa. Anche lui si considera tale da quando, da ragazzo, ha avuto un’intensa “vocazione” di natura spirituale e morale e interpreta ogni fatto umano alla luce della più rigorosa dottrina cristiana. Da allora, per una sorta di fatale conseguenza, è diventato sessuofobico, nel senso che ha con la sessualità rapporti cauti e intimoriti, talvolta di aperto disprezzo morale. È anche larvatamente misogino, cioè ostile al genere femminile, perché nella sua intima riflessione la donna è considerata come fonte di tentazione erotica e di abbandono all’istinto, quindi come agente di disordine e sciatteria morale.
Come ogni uomo “per bene” a un certo punto della vita si sposa e, come da regolamento, ha un paio di figli. La donna che ha scelto come moglie è una donna insicura, anch’ella dedita a pratiche religiose e spirituali d’ogni sorta, e moralista nei confronti delle altre donne. Di fatto condividono lo stesso codice mentale: un codice gerarchico patriarcale, nel quale l’uomo dispone della vita della donna, nonché ascetico, incentrato cioè sulla diffidenza nei confronti degli istinti e quindi sulla loro limitazione.
A differenza del marito che è incrollabilmente certo di sé stesso e dei suoi valori, la moglieè invece ansiosa, incerta, timorosa di commettere degli sbagli, di essere mal giudicata. Vive in un regime di angoscia morale permanente e si sente sempre sotto esame. Ogni giorno deve scalare una montagna di ansie e pregiudizi. Ogni giorno si mette sotto l’esame di una lente interiore implacabile, che rende sempre più insicura. Ma nasconde questa sua patologica insicurezza sia dietro l’apparenza ben costruita di donna solida e virtuosa, critica nei confronti delle immoralità del mondo moderno, sia grazie alla famiglia che ha generato assieme al marito, che la fa sentire ben radicata nella realtà e “a posto” con la coscienza.
La manipolazione
Purtroppo il marito è un uomo molto nevrotico, anche se nessuno lo direbbe: osserva e valuta di continuo i suoi stessi pensieri, teme le tentazioni della carne; è inoltre impulsivo e aggressivo, ma non lo lascia trapelare, perché esercita un severo controllo su ogni minima emozione, sicché all’esterno appare come riservato ma anche integro e sereno. In realtà è affetto da una nevrosi fobico-ossessiva ben celata dietro una maschera di normalità.
Come ogni nevrotico fobico-ossessivo che teme il “male” dentro di sé, tende a difendersene proiettandolo all’esterno. Gran parte degli ossessivi si limitano a proiettarlo sull’ambiente fisico naturale o sociale, considerato “sporco” e “infetto”; oppure lo proiettano al proprio interno, sentendosi inclini ai pensieri molesti, talvolta perversi; altri infine lo proiettano sull’ambiente umano circostante, giudicandolo ambiguo, immorale e indegno di fiducia.
Il marito suddetto proietta le sue angosce di impulsività, amoralità, cattiveria sulla moglie, quindi nella relazione di coppia si rivela sottilmente sadico. Non manca occasione di sottolineare alla donna che non ha fatto questo o quest’altro, che non è stata abbastanza attenta, che una sua disattenzione può costare la salute del figlio più piccolo o una cattiva educazione di quello più grande. Come può, la riprende e la rimprovera di qualcosa.
La donna, che purtroppo condivide il sistema morale del marito, si mette sotto esame, sicché spesso gli dà ragione e si dà da fare per correggere le proprie nequizie.
Assume il giudizio del marito come un giudizio giusto e assennato e vi si conforma, anche se lo fa a proprio danno. Non di meno comincia ad alimentare una rabbia sorda, confusa, priva di motivazioni chiare ed evidenti. Il punto è che si sente maltrattata, ma non se ne rende conto. È sotto l’effetto della manipolazione psicologica del marito. Una sorta di sonno ipnoide le pervade la mente fino a renderla oggetto di un plagio.
La proiezione
Lo stato ipnoide crea nella donna una doppia personalità: quella sottomessa, plasmata dalle insistenti critiche del marito, e quella che freme sotto la prima, in preda a una cupa ribellione. Allora, in simultanea, la donna compie due azioni contraddittorie: comincia a pensare di essere molto cattiva (perché si sente arrabbiata, costantemente arrabbiata, e non sa perché) e a osservare con sempre maggiore spirito critico i suoi bambini. Li vede con occhi diversi: non sono più le creature innocenti che ha sempre amato, ora le appaiono disobbedienti e cattivi.
Che cosa è accaduto?
Per capirlo occorre fare un passo indietro e sciogliere un nodo teorico. Il marito aveva
una personalità scissa: da un lato era l’uomo virtuoso che tutti conoscevano e che lui si compiaceva di essere; ma allo stesso tempo era l’individuo represso, pieno di istanze vitali trasformate in impulsi rabbiosi, ribelli, crudeli. Per usare la metafora letteraria diStevenson, egli era sia il dottor Jekyll che mister Hyde. La terminologia psicologica ha tentato di afferrare con diversi termini questa capacità della psiche umana di scindersi in lati opposti. Già tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento alcuni autori la chiamava
“doppia personalità” e persino “personalità multipla”. Freud, da genio visionario qual era, intuì l’esistenza di un lato segreto e minaccioso sepolto nella mente personale di ciascuno di noi e lo chiamò col termine “perturbante”, commettendo l’errore di ascriverlo al solito complesso di Edipo. Il primo che abbia afferrato il lato oscuro dell’uomo nella sua funzione innata e in tutta la sua piena autonomia è stato Carl Gustav Jung, che l’ha chiamatoOmbra. Io, sostanzialmente concorde con la teoria junghiana, ho parlato di un Io antitetico, cioè di un’istanza della psiche che duplica secondo una logica di opposti, di antitesi dialettiche, la struttura dell’Io cosciente.
Nel caso citato, l’uomo si è “liberato” del suo Io antitetico, della sua parte oppositiva dissociata e rimossa, proiettandolo sulla moglie. Per non sentirsi insidiato in prima persona dal disordine, dallo sporco, dall’immorale, dal malvagio, dal ribelle, cioè dalle antitesi della sua identità cosciente buona e virtuosa, ha proiettato questi difetti sulla moglie. E più li vede in lei più ci si accanisce, in un processo di purificazione che evoca punto per punto la ricerca del capro espiatorio.
La moglie, che per lungo tempo è stata collusa con lui, si è fatta carico della proiezione del marito e, a sua volta, si è sempre accusata di essere pigra, distratta, imperfetta, indegna del ruolo di moglie e di madre. Ma qualcosa dentro di lei (il suo Io antitetico) si è opposto e ha resistito a identificarsi interamente col capro espiatorio. Lo ha fatto a lungo, ma solo fino a un certo punto di rottura, oltre il quale si è ribellata e ha cominciato a fare la stessa operazione di proiezione effettuata su lei dal marito. Ma non osando criticare e attaccare il marito, che rispetta come un dio, ha cominciato da un giorno all’altro a proiettare il male sui propri figli.
Come il marito ha proiettato su di lei il suo lato negativo, ora lei proietta la sua rabbia ribelle, cioè la sua Ombra, il suo Io antitetico, la parte esecrata e rimossa della suapersonalità, nel corpo dei suoi bambini. E comincia a vederli pigri, sciatti, disordinati, malevoli.
L’impulso criminale
Un giorno, in preda all’esasperazione, aggredisce violentemente il piccolo. Gli sbatte in faccia il piatto pieno di minestra non mangiata o risputata e lo picchia sulla testa. Se il marito non intervenisse rapidamente, la donna potrebbe uccidere il bambino. L’episodio viene nascosto per amore della famiglia e del matrimonio.
Da quel momento, la donna si sente una criminale, capace di uccidere un figlio; il marito invece si sente ancora di più un santo, perché ha perdonato la moglie e le ha dato una nuova chance per emendarsi.
È avvenuta una manipolazione inconscia e si è costruita una coppia collusiva di tipo sadomasochista. Il marito continuerà a pensare di sé stesso di essere una brava
persona, un santo dedito alla religione e alla famiglia; la donna penserà di sé stessa di essere una persona pericolosa, forse anche sostanzialmente malvagia, ma, in quanto protetta dalla benevolenza del marito, in grado di tirare avanti mimetizzata e senza fare troppi danni. Allo stesso tempo, si è realizzata una delega della pulsione criminale, che in
origine era nel marito è stata ormai instillata nell’animo della moglie, che se ne fa carico perché, avendo un carattere simile a quello dell’uomo, vi era in fondo predisposta.
La pulsione criminale del marito era insita – come mera potenzialità – nel suo codice patriarcale ascetico, ossia nel sostanziale disprezzo nei confronti della donna; la moglie invece ha acquisito la fantasia latente di violenza nei confronti dei figli.
Se un giorno la donna dovesse alterare l’equilibrio così raggiunto e dovesse di nuovo proiettare sui figli la malvagità che sente dentro di sé e che le è stata instillata dal marito, allora potrebbe scoppiare la tragedia e un figlio potrebbe essere maltrattato e picchiato.
Consigli di psicoterapia
Nel caso specifico, la richiesta di aiuto mi provenne dalla moglie. Il che fu abbastanza normale, perché era lei che si faceva carico sia delle proiezioni di malvagità da parte del marito, sia del rischio di commettere l’atto criminale indotto, a danno di un figlio. Nel caso in cui sia la moglie a muoversi per prima, la prognosi è abbastanza fausta, perché la donna che cerca aiuto sta cominciando a “risvegliarsi” dal sonno ipnotico.
Nel caso non sia la donna a fare il primo passo, ma un parente preoccupato, la prognosi è meno fausta. La coppia può infatti trincerarsi dietro la virtù formale di un “matrimonio perfetto”, ostentata in pubblico, e farsene uno scudo difensivo. In questi casi è pressoché impossibile agire, a meno che un qualunque membro del sistema familiare ristretto non cominci a manifestare un qualche malessere. A volte sono i bambini a farlo: sviluppanodisturbi di rilievo sociale che rappresentano una richiesta di aiuto indirizzata alle istituzioni e al servizio pubblico.
Qui mi limito a dare delle linee guida di ordine generale. In un sistema familiare del genere descritto è fondamentale che i due coniugi prendano atto:
1) della dipendenza reciproca nella creazione di una collusione di coppia;
2) che l’oggetto di questa collusione è la negazione del “male”, ossia della frustrazione e della rabbia, che sia l’uno che l’altro covano dentro di sé, ma rimuovono e proiettano su qualcun altro;
3) che la rabbia è stata proiettata sul soggetto più debole e meno consapevole, il quale la subisce o la introietta (sentendola quindi come realmente sua);
4) infine, che la rabbia può essere risolta solo se si prende coscienza delle sue cause (da dove essa origina) e la si può risolvere con un atto conoscitivo (cognizione) che è allo stesso tempo un profondo atto di moderazione e di umiltà (regolazione).
Non è detto, dunque, che la coppia debba andare incontro ad una separazione. Purchéentrambi i coniugi abbiano il sincero desiderio di risolvere le oscurità del proprio inconscio, la coppia può salvarsi. La psicoterapia dovrebbe essere mirata a familiarizzare entrambi all’idea che esiste una vita emotiva naturale che così come può comportare serenità e gioia, se ignorata può altresì portare con sé infelicità e dolore, proteste e rabbie. La psicoterapia dovrebbe inoltre illustrare a entrambi i gravi rischi causati dalla scissione del “male” dal proprio Io e dalla sua proiezione su un soggetto debole (coniuge o figlio), il quale si trova ad essere sia vittimizzato che manipolato.
Infine, la coppia stessa dovrebbe mettersi nella condizione di capire che più evitiamo e rimuoviamo le verità della nostra anima, più queste ci tornano indietro in forma alienata, esasperata, talvolta in pericolose forme di compulsione, perversione, persino di delitto.
Bibliografia
Nicola Ghezzani, Volersi male, Franco Angeli, Milano 2002.
Nicola Ghezzani, Perché amiamo, Sonzogno, Milano 2013.
Nicola Ghezzani, Relazione crudeli, FrancoAngeli, Milano 2019.
Nicola Ghezzani, La lingua perduta dell’amore, FrancoAngeli, Milano 2023.

