La mia storia (anni 1954-2000)

brindisiSono nato a Brindisi nel 1954, da padre pisano e madre barese, terzo di tre figli maschi. A testimoniare la singolare eterogeneità della mia origine, aggiungo che il mio fratello maggiore è di Messina, in Sicilia, e il mediano di Massa Carrara, in Toscana. 

Dal 1974 al 1975 ho studiato Medicina a Pisa. Verso la fine dell’anno accademico ho deciso di cambiare facoltà e di iscrivermi a Psicologia. Nel settembre del 1975 sono dunque venuto a vivere a Roma dove, dopo essermi laureato in Psicologia, dal novembre del 1982 esercito la psicoterapia in privato. 

Nel corso di quarant’anni di studio, attività clinica e ricerca scientifica ho formulato i principi della Psicologia dialettica. 

Sono psicologo clinico, psicoterapeuta e formatore alla psicoterapia, nonché autore di numerosi saggi e articoli scientifici e opere letterarie. 

Ho pubblicato numerosi libri. Per vedere l’elenco segui il link: 

Prime vocazioni

La mia storia “pubblica” cominciò nel lontano 1967 allorché, tredicenne, partecipai alla mia prima mostra di pittura under 30 (per autori sotto i trent’anni), dove venni inopinatamente segnalato. Seguirono anni di mostre, concorsi di pittura e letterari, di cui conservo ancora qualche diploma di segnalazione e qualche coppa ricevuta in premio.

Nel 73, a diciott’anni, fui segnalato a un concorso letterario nazionale e premiato a Roma. Accanto alla vocazione alla pittura si era ormai affiancata quella alla letteratura. 

Nel 1974-75 presi a collaborare con riviste d’arte di tiratura regionale, per le quali scrissi articoli di critica e sociologia dell’arte. L’occasione mi consentì, per la prima volta, di condensare la mia passione per le immagini con quella per le parole e la vocazione artistica con quella scientifica.

Da Medicina a Psicologia. Silvano Arieti

Silvano ArietiA 20 anni (nell’anno accademico 75-76) completai il primo anno di studi alla facoltà di Medicina dell’Università di Pisa. Qui, indeciso se proseguire gli studi di Medicina o iscrivermi a Psicologia, mi fornii di una prima istruzione informale alla Psichiatria dinamica e alla Psicoanalisi grazie a Silvano Arieti (Presidente dell’American Academy of Psychoanalysis, della Society of Medical Psychoanalisis e della William Alanson White Psychoanalytic Society, nonché autore di innumerevoli pubblicazioni). Ebreo pisano e vecchio amico di famiglia, Silvano Arieti fu uno dei primi “cervelli” italiani costretti ad emigrare negli Stati Uniti a causa delle leggi razziali. 

Nonostante la sua insistenza perché io proseguissi gli studi di Medicina indirizzandomi verso la specializzazione in Psichiatria, per la quale si offrì di ospitarmi a New York, dal 76 mi trasferii a Roma, passando alla facoltà di Psicologia.

Qui, dopo alcuni anni, presi la laurea in Psicologia, specializzandomi nella pratica della Psicoterapia.

Resto profondamente grato alla memoria di Silvano Arieti. Di fatto fu il mio primo maestro e fu grazie a lui che diedi alla mia vita quella svolta radicale a partire dalla quale mi disposi allo studio scientifico della psicologia e divenni uno psicoterapeuta. 

Allievo diretto di Frieda Fromm-Reichmann (prima moglie di Erich Fromm), con la sua vasta cultura letteraria, storica e sociale, Arieti mi avviò all’idea che ogni personalità ed ogni psicopatologia dipendano dall’intreccio di variabili soggettive (sia biologiche che psicologiche) con complesse variabili storico-sociali.   

La mia vita da bohémien

Dal 1976 al 1982, gli anni che accompagnarono gli studi in Psicologia e la mia prima analisi personale, attraversai un periodo di intensa attività letteraria. Scrissi due raccolte di racconti rimaste inedite e molte poesie, una manciata delle quali finì nel volumetto Qanan, edito da Bagatto (1982). Frequentai il gruppo letterario riunito – in ordine sparso – intorno alla rivista “Braci”, fra cui spiccava l’amico Giuliano Goroni. In quegli anni conobbi fra gli altri Claudio Damiani, Gino Scartaghiande e Luigi Ferrarelle. A una serata in casa di Elio Pagliarani, l’anziano poeta elogiò un mio breve componimento, incitandomi a proseguire. Ma la mia vita da bohémien venne provvidenzialmente interrotta dalla chiamata al servizio militare (1981-82). 

Primo gruppo di psicoanalisi

Fabio AntoniniFra il 1977 e il 1980 frequentai le lezioni di Fausto Antonini, filosofo e psicoanalista che aveva creato una teoria personale miscelando Reich con Jung, con uno spirito anticlericale e antiborghese che lasciava intravedere un carattere filosofico libertario, di ispirazione vagamente nicciana. Intorno a lui si riuniva un gruppo tanto fitto quanto eterogeneo. Io conobbi e frequentai in amicizia Paola Moriconi e Eugenio Milonis. Entrambi più anziani di me di una decina d’anni, mi adottarono, mostrandomi uno spaccato della vita di un gruppo di psicoanalisi eterodossa, ispirato ai primi gruppi psicoanalitici viennesi e berlinesi della prima generazione. 

La mia vita da soldato

Nell’anno 1981-82 effettuai il servizio militare, per nulla volontario. Si trattò di fatto di un anno perso, sottratto allo studio, al lavoro e alla vita. Ma alla fine non fu del tutto inutile. Mi confermò che il potere può essere esercitato da persone del tutto immeritevoli che lo gestiscono in modo personalistico, sì da far male a tutti tranne che a se stessi; poi mi fece conoscere Milano (la mia seconda sede di servizio dopo Asti), città che da allora amo profondamente; infine mi consentì di avere amici ancora freschi nella mia memoria. Fra questi, Francesco Matteo Cataluccio, autore di studi sulla letteratura e la cultura dell’Est Europa, in particolare della Polonia, e a lungo direttore editoriale delle case editrici Bruno Mondadori e Bollati Boringhieri; e Paolo Lissoni, Oncologo al San Raffaele di Milano, che ha introdotto la melatonina nella terapia di appoggio alla chemioterapia. 

L’Ospedale psichiatrico

Ospedale Santa Maria della PietàNegli anni 1982-85, affascinato dalla “follia” e dalla pratica antipsichiatrica del contatto diretto con essa, frequentai l’Ospedale Psichiatrico di Roma Santa Maria della Pietà, dove collaborai ad un progetto di de-ospedalizzazione e riabilitazione dei malati lungodegenti. L’esperienza ebbe su di me un valore formativo fondamentale: la conoscenza intima, profonda, dei degenti (i “malati di mente”) mi chiarì quale e quanto sia il patrimonio di ricchezza umana e sociale degradato non solo dalla patologia, ma anche – e soprattutto – dalla rozza gestione tecnico-specialistica della psiche. 

Quegli anni si conclusero con la cura del libro collettivo Una finestra sul reale (Roma, 1985, Cooperativa Editrice Il Manifesto anni ’80), raccolta di poesie dei pazienti manicomiali.

Luigi Anepeta. La Psicoterapia dialettica

Luigi AnepetaNel decennio 82-92, dedicatomi interamente alla pratica privata, m’impegnai con Luigi Anepeta nella formulazione della Psicopatologia Dialettica, e della correlata Psicoterapia Dialettica. 

Devo a Luigi Anepeta i fondamenti della mia formazione psicoterapeutica e, per molti aspetti, intellettuale e morale. Dalle nostre menti unite in una trentennale simbiosi nacquero i semi del sistema teorico che ancora oggi sostiene il mio pensiero. Assieme a Silvano Arieti (uomo intelligente e generoso quanto lui), mi diede la possibilità di accedere ad una durevole e fortunata attività clinica e teorica. 

La Psicoterapia dialettica è una nuova teoria psicologica e psicopatologica incentrata su quattro concetti fondamentali: 

1) il bisogno, motivazione insatura del soggetto, perennemente in cerca del suo dispiegamento; 

2) l’alienazione, condizione psicologica e sociale nella quale l’Io, internamente strutturato dalle ideologie sociali, tende a realizzare i bisogni secondo le istanze sociali, talvolta in modo incompatibile coi propri limiti soggettivi e/o della specie umana nel suo complesso; 

3) la funzione autoregolativa del sintomo, concetto secondo il quale il sintomo psicopatologico è un segnale psico-socio-somatico inteso a segnalare alla coscienza la sua deviazione dal piano psicobiologico individuale.

4) l’inconscio psicobiologico che attraverso la formazione dei sintomi, dei sogni, delle emozioni dialettiche e degli atti di pensiero eterogenei dà segni della sua intenzione dialogica e correttiva nei confronti dell’Io. 

Essere sociale per definizione, e perciò dipendente, l’uomo può essere modellato dai sistemi di valori trasmessegli da genitori e istituzioni secondo modelli che lo estraniano dai suoi più autentici bisogni. In tal modo egli si aliena dalla sua natura originaria, entra in conflitto con se stesso e cade in qualche forma di sofferenza mentale.

La Psicoterapia dialettica studia la psiche individuale a partire dalle coordinate storiche e sociali e dalle concrete situazioni ambientali. Pertanto, la relazione di aiuto è sia superamento del malessere soggettivo sia avanzamento nell’individuazione personale e sociale. Nell’analisi di un individuo, se da un lato è impossibile non coinvolgere anche l’analisi dei contesti in cui ha vissuto e vive, dall’altro è impossibile separare i suoi progressi da un mutamento sociale e valoriale del mondo di appartenenza. 

La teoria, di ampia ed alta complessità, si pone come una ontologia scientifica, come una spiegazione dei fatti psichici e socio-storici radicalmente innovativa rispetto alle varie tradizioni sia psichiatriche che psicologiche.

La seconda analisi. Filippo Maria Ferro

Filippo Maria FerroDal 1989 al 1999 effettuai una nuova, lunga formazione alla psicoanalisi con Filippo Maria Ferro, membro della SPI (la Società Psicoanalitica Italiana), Professore Ordinario di Psichiatria all’Università di Chieti e Presidente Onorario della Società per la Psicopatologia Fenomenologica. 

Attraverso questa analisi potei integrare nella mia formazione e nella mia personalità il fondamentale passaggio della cultura clinica e filosofica contemporanea dallo strutturalismo all’ermeneutica. 

Maestro di ermeneutica interpretativa, Ferro (che fra l’altro è un fine storico ed esegeta dell’arte italiana del Seicento) mi trasmise il gusto della molteplicità delle interpretazioni. 

Il Pollaiolo di Roma. Francesco Corrao

Francesco CorraoNegli anni 1989-95 frequentai il Centro Ricerche Psicoanalitiche di Gruppo di Roma, oggi IIPG, collaborando con la sua rivista, denominata prima “Gruppo e funzione analitica”, poi “Koinos”. L’esperienza, nonostante la fruttuosa ricerca di carattere culturale, fu deludente dal punto di vista umano. La gratificazione dovuta all’apprezzamento da parte di Francesco Corrao (ex Presidente della SPI) e di alcuni amici non compensò la delusione dei rapporti interpersonali. Con la morte di Corrao, avvenuta nel 1994 si scatenò una “lotta per la successione” che ritenni estranea alla mia natura. Nel 95 abbandonai il gruppo.

Nel 1993 – nel contesto della mia frequenza al Centro Ricerche Psicoanalitiche di Gruppo – pubblicai su “Koinos” (n. 1-2, 1993) il lungo articolo “Edipo: nomos e antinomia. Il complesso edipico alla luce di una teoria insiemistica delle emozioni”. L’articolo rappresentò il più articolato tentativo di far dialogare due culture: la psicologia dialettica e la psicoanalisi ortodossa. L’inconscio vi veniva letto alla luce della teoria di Ignacio Matte Blanco, fino a dimostrare che il complesso edipico (roccaforte della psicoanalisi ortodossa) poteva essere inteso come variazione isomorfa di una struttura logica elementare, che denominai “struttura dell’antinomia”.

Gli argonauti

Davide LopezNegli anni 1993-99 collaborai con la rivista “Gli argonauti” di Davide Lopez. La collaborazione fu decisamente più felice di quella sperimentata con “Koinos”. Nella rivista facevano spicco, oltre allo spirito vulcanico di Davide Lopez, interventi e articoli di autori italiani e anglosassoni di livello internazionale. Attraverso la rivista, ebbi un interessante contatto con la migliore psicoanalisi che si facesse in quegli anni in Italia e nel mondo. Mi allontanai dalla rivista nel 99, da quando cioè fui sempre impegnato nella stesura di miei siti e dei miei  libri, nei quali finalmente potei descrivere per esteso il mio approccio teorico e clinico. 

Un premio letterario

Nel 1997, nella mia veste di scrittore, vinsi il premio “Nuove Lettere” dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli per la categoria “Il racconto inedito”.

Passioni psicotiche

Nel 1998 pubblicai il mio primo libro di psicopatologia, Passioni psicotiche, edito da Melusina. Nello stesso anno il libro venne adottato dalla cattedra di Psicologia Sociale presso il corso di laurea per Assistenti Sociali dell’Università di Campobasso. 

Il libro ha avuto buone recensioni, fra le quali ricordo con particolare piacere una sulla rivista “Gli Argonauti”. Fu presentato ad un convegno di psicoanalisi dall’amico Bruno Callieri.

Oggi, il libro non è più in commercio per la cessazione dell’attività dell’editore, purtroppo mancato prematuramente.

La LIDAP

Dal 1998 sono stato terapeuta e consulente scientifico presso la LIDAP (Lega Italiana contro i Disturbi d’ansia, di Agorafobia e da attacchi di Panico). L’esperienza, nella quale l’utente viene inserito in una struttura associativa, ha confortato in me l’idea, già pienamente maturata negli anni 80 del secolo scorso, che il disagio psichico possa risolversi in modo più giusto e più ricco se inserito in un processo sociale. A confronto col simile, l’individuo sofferente si riconosce e si supera, fino a integrare all’interno di sé una più profonda consapevolezza del proprio personale significato esistenziale e storico-sociale.

Uscire dal panico

Uscire dal panicoNel 2000 pubblicai il libro Uscire dal panico. Ansia, fobie e attacchi di panico (FrancoAngeli, Milano, 2000). Il libro è una sintesi di storie cliniche e di riflessioni sul potere terapeutico della coscienza dialettica. L’ansia e il panico vengono osservati da un’ottica che trascende l’ambito psicopatologico per aprire un discorso sulla compatibilità della ricchezza umana individuale con la povertà delle strutture mentali collettive. 

Il successo del libro venne a premiare sia il suo stile, immediato ed evocativo, sia la nuova teoria, chiara e incisiva nel mostrare la genesi e la soluzione del disturbo.

Nel 2018 il libro ha avuto la prima ristampa della quarta edizione, confermando il suo trend positivo. La cosa, più che lusingarmi sul piano del “successo”, mi fa dono di un’intensità di dialogo con i miei lettori che non accenna ancora ad esaurirsi.